La storia della città di Nora al centro delle vicende del mediterraneo

L'età nuragica

 

Inizialmente Nora doveva essere abitata dai nuragici, a dire il vero non sono molte le testimonianze di questa fase di vita della città. Nelle fondazioni del "Tempio di Tanit" sono stati riutilizzati alcuni conci a T, elementi architettonici tipici dell’epoca nuragica, sulla Punta di Coltellazzo sono stati ritrovati resti ceramici dello stesso periodo culturale, e inoltre vi sono i resti di un nuraghe all’interno della Marina Militare. Non ci sono neppure informazioni riguardo all’esistenza degli insediamenti al momento dell’arrivo della civiltà fenicia.

La civiltà “nuragica” si sviluppò in Sardegna dal II millennio a.C. La costruzione più importante di quest’epoca, oltre al nuraghe e gli altri luoghi sacri, è il pozzo nuragico, come quello di Santa Cristina a Paulilatino, squadrato e levigato con una precisione formidabile considerando gli strumenti e le tecnologie disponibili in quel tempo. La civiltà nuragica, attraverso i secoli, ha avuto rapporti con altre grandi civilizzazioni come quella dei Fenici (almeno fino a quando non entrarono in conflitto) e, più tardi, quella dei Cartaginesi che furono i successori dell’impero commerciale dei Fenici. I Fenici del Libano, a causa delle conquiste degli Assiri, persero il controllo dei traffici verso l’Egitto e l’Oceano Indiano, e in conseguenza di ciò, attorno al VII secolo a.C., ricostruirono il loro impero a Cartagine, in Tunisia. I Fenici portavano avanti attività commerciali con gli stessi porti del Mar Rosso, e i loro maggiori partners commerciali furono Malta, Sicilia, Sardegna e Spagna, che partecipavano agli scambi entrando in contatto con un mondo sviluppato dal punto di vista culturale e tecnologico. Oggi il Nuraghe è il simbolo della civiltà nuragica: una fortezza fatta di blocchi di pietra, alta dai dieci ai venti metri, con vari spazi interni, ospitava secondo la funzione, guerrieri o, semplicemente, comuni abitanti. Nel territorio di Pula, vi sono diversi nuraghi, questi erano adibiti a: castelli difensivi (con ubicazione strategica, bastioni, corridoi segreti e muri di cinta) e abitazioni civili.

 
La colonizzazione dei Fenici  

Nora intorno al 1.500 a.C. rappresentava già un punto d’approdo per coloro che sfidavano il mare in piccole barche, probabilmente Maiorchini, Etruschi, Libici o Cretesi che dovettero essere i primi ad approdare nell’isola sarda. I mercanti fenici, (provenienti da Tiro, Sidone ed Ugarit nel Libano) fondarono Nora e ne fecero uno dei punti di approvvigionamento per la rotta verso la Spagna e Tartasso. La Sardegna era importante per le coltivazioni di frumento e per la produzione di sale, ma anche per minerali come argento, rame, stagno, oro, zinco, e piombo, senza dimenticare il famoso sostituto del metallo e della pietra che era l’ossidiana. I Fenici nel 1.000 a.C. erano tra i popoli più evoluti e più ricchi. Arrivarono ad intrattenere rapporti commerciali con le popolazioni dell’India, dell’Africa e della Persia, dell’Inghilterra e della Germania. Avevano inventato la chiglia per le barche e imparato a navigare orientandosi con le stelle, e ciò permetteva loro di dominare i mari dall’Oceano Indiano al Mare del nord. Il porto di Nora, come la maggior parte degli scali fenici, è sito su una penisola legata alla terraferma da un istmo. La ragione di questa scelta fu che le loro piccole navi da carico potevano essere spostate da un lato all’altro, secondo il vento, per una migliore protezione. Due documenti epigrafici fenici (i più antichi di tutta l’isola) provenienti da Nora, la definiscono come "prima città della Sardegna". Di questi documenti, uno riporta per la prima volta il nome Sardegna e si può farlo risalire al VIII secolo a.C., l'altro è composto solo da poche lettere ed è ancora in discussione la sua collocazione storica. Nora, quindi, era fin dall'età fenicia centro di importanti rotte commerciali, e a confermarlo sono i suoi due porti, posti nelle insenature ovest ed est, oggi sommersi dall’acqua. Quello di Nora fu il primo di una dozzina di tali porti in Sardegna, come Tharros, sulla costa occidentale, vicino ad Oristano, e Sant’Antioco, un’isola collegata alla terraferma con una strada rialzata che porta alle miniere d’argento e di piombo del Sulcis. Della città punica non si sa molto, vi sono alcuni reperti venuti alla luce con gli scavi archeologici. Nora, durante il periodo punico, ebbe una notevole rilevanza fra le città della costa meridionale dell'isola, superiore anche a Cagliari. Durante la dominazione Cartaginese, Nora era città amministrativa, centro religioso e commerciale e il suo potere si estese attraverso tutta la grande pianura del Sulcis e Oristanese. Entrambe le dominazioni permisero ai Sardi di governarsi autonomamente senza costringerli a pagare dei tributi perché l’unico interesse di Fenici e Cartaginesi era il commercio e la protezione navale e militare delle loro vie commerciali. Non volevano tributi da un popolo sconfitto, diversamente da quanto accadde con l’avvento dei Romani. A Bithia, piccolo porto romano, oggi chiamata Chia, che si trova oltre la spiaggia di Santa Margherita di Pula, sono state scoperte delle iscrizioni su pietra che confermano che l’influenza della cultura dei Fenici continuava ancora 500 anni dopo la caduta del loro impero e la distruzione di Cartagine (149 a.C.).

 

La fine della dominazione Fenicia e l’occupazione Romana

 

Il popolo dei Fenici, come già detto, fu all’avanguardia in molti settori: avevano l’uso di un alfabeto, il numero zero trovato nell’India, la chiglia per le navi, la navigazione d’altura con l’orientamento attraverso le stelle, l’uso dei cammelli per viaggi nel deserto, le prime navi da guerra, l’elefante militare, i coloranti, e circumnavigarono l’Africa australe; quasi tutto questo sparì con le parole “Cartago delenda est”. Molto note e importanti furono le biblioteche e gli archivi dei Fenici che andarono completamente distrutti. Essi esistevano ancora nel secondo secolo d. C. perciò non furono i romani a distruggerli. Alcuni sostengono che il mistero di questa distruzione possa essere svelato forse soltanto con qualche nuovo scavo in Sardegna. Il potere dei Cartaginesi in Sardegna finì quando, insieme ai Sardi guidati dal capo Amsicora, combatterono contro le legioni romane perdendo la guerra. I romani, successivamente, occuparono la pianura del campidano, ma ci vollero centotrenta anni, secondo i libri di storia, per conquistare gli altopiani dell’interno senza riuscirci del tutto, nonostante l’uso delle più moderne armi di allora: arieti contro i nuraghi, segugi per rintracciare i Sardi e misure fiscali punitive. I Romani all’inizio della loro dominazione in Sardegna nel 238 a.C., fecero di Nora la sede del governatorato poiché la città durante il periodo punico era divenuta il centro più importante della costa meridionale dell'isola. In epoca imperiale, la sede del potere fu trasferita a Cagliari, ma i miliarii (pilastri posti lungo le strade romane per indicare la distanza da un punto di riferimento chiamato caput viae), indicano Nora come il caput viae della strada che percorreva la costa Sud occidentale dell'isola. Il suo status di municipium è confermato da una scritta apposta su una statua dedicata ad un Quintus Minucius Pius, il quale era quadrunviro iure dicundo (magistrato che governava il municipio col sussidio di un senato). Nora nel suo territorio aveva una popolazione molto numerosa, e vantava la presenza di una serie di ricche ville, necropoli e villaggi, negli edifici e su opere pubbliche sono state ritrovate epigrafie con dediche ad imperatori e divinità. La grande pianura del Campidano fu per molto tempo il granaio di Roma e la fornitrice d’argento, di sale e di piombo. Nora continuava ad essere una città molto ricca, e i suoi abitanti vivevano nell’agiatezza, basti pensare che la Favonia Vera aveva donato ai suoi concittadini di Nora una casa a Cagliari, come punto di riferimento da utilizzare anche come abitazione temporanea per coloro che si recavano nella città a sbrigare affari; altro esempio della ricchezza dei norensi è il Quinto Muzio Scevola che aveva costruito con i propri soldi un edificio pubblico. Per i Sardi invece la vita non era molto felice, i consoli romani trasportavano in continuazione un gran numero di loro a Roma per “arredare” i loro Trionfi e per poi venderli come schiavi; ma i Sardi si guadagnarono molto presto una reputazione d’indomabili e testardi, tanto da essere “invendibili” al punto che diventò un aforisma romano chiamare un qualsiasi oggetto invendibile “uno schiavo sardo.” L’unico sardo che ebbe una certa fama e che è ricordato nella storia romana fu Ermogenio Tigellio, noto per il carattere estroso e le sue canzoni satiriche che usava cantare durante le orge notturne negli ambienti dei potenti, ricchi e corrotti di Roma. Egli era un Cagliaritano e i ruderi della sua casa sono in Via Tigellio a Cagliari. Può sembrare strano che gli unici romani che abbiano avuto un rapporto amichevole con i Sardi siano stati quelli della famiglia di Giulio Cesare. Gli altri romani invece trattavano i Sardi da Punici sconfitti e disprezzati, ricordando sempre il più grande nemico di Roma, Annibale, e considerando l’isola come un luogo pestilenziale. I Sardi, e i Corsi che abitavano nelle colline dietro Olbia, si guadagnarono una reputazione, durata oltre due millenni, di grandi cavalieri, astuti guerrieri e nemici da non sottovalutare. La loro unica debolezza stava nel numero: la popolazione totale della Sardegna rimase sempre inferiore a 300.000 unità.

 

Il periodo della decadenza e la fine della Città.

 

Durante la dominazione romana si susseguivano le ribellioni dei Sardi e verso il III e IV secolo d.C. le vicissitudini volsero al peggio. La malaria si diffondeva, mietendo sempre più vittime le difese romane s’indebolivano e i pirati saccheggiavano i porti, deportando come schiavi i Sardi nell’Africa del nord. Inevitabilmente, Nora perse la sua importanza. L'abbandono del mare ai pirati ed alle scorrerie dei Vandali che, fra il 456 ed il 466 d.C. occuparono la Sardegna, provocò il rapido decadere di Nora, che viveva proprio di traffici marini. Probabilmente iniziò il lento abbandono del luogo da parte degli abitanti, che si ritirarono nell'interno in posti più sicuri, trasferendosi in parte nella nuova capitale dell’isola, Caralis, dove era sorto un anfiteatro della capacità di 10.000 spettatori. Nel VII secolo ciò che rimase di Nora diventò una fortezza di difesa costiera, l'Anonimo Ravennate parla ormai di Nora presidio. La fine della città avvenne per mano delle scorrerie arabe che infestarono le coste meridionali sarde, la zona era ormai abbandonata, solo alcuni ebbero il coraggio di restare fino alla completa distruzione.

Attualmente una piccola parte di Nora, o meglio del promontorio, è sommersa dal mare. E’ possibile che a causa di un fenomeno naturale, chiamato bradisismo negativo, la costa abbia subito un lento ma progressivo arretramento, non superiore ai 100 metri, per via dell’abbassamento del suolo. Questo fatto in passato ha dato vita a storie e leggende che raccontano di un maremoto che aveva distrutto la città, gran parte della quale dovrebbe trovarsi ancora sommersa dal mare. La verità, come già detto, è ben diversa, ed è confermata dalle fotografie aeree e dalle spedizioni subacquee che di recente sono state effettuate.

 

 

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